CENNI STORICI

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AMANDOLA

Alcuni ritrovamenti avvenuti nel territorio di Amandola suggeriscono il ruolo svolto, quale importante funzione di snodo viario e di punto d’incontro fra genti diverse, della cittadina ai piedi dei Sibillini e ci indicano la presenza di popolazioni già in età preromana.


Queste condizioni facilitano la nascita il 1 giugno 1265 della comunità di Amandola che va progressivamente ingrandendosi con la cessione o la vendita di territori e famiglie da parte della nobiltà del contado .
La storia dei primi anni comunali è tutta scritta fra le pagine di pergamene che attestano la continua opera di acquisizione di terreni e genti nell’ottica di un progressivo incremento e consolidamento della neonata istituzione.

Accanto al lavoro artigianale, attivi programmi di messa a coltura delle terre incrementano sia l’agricoltura che la pastorizia entrambe strettamente collegate allo sviluppo dei commerci.
Lungo il versante adriatico dei Sibillini la eccessiva polverizzazione dei proprietari impedisce l’accentrazione di grandi greggi in poche mani, rendendo più fragile l’economia derivante dalla pastorizia e quindi più soggetta alle crisi cicliche demografiche e di penuria economica.

Uno degli effetti più evidenti di questa congiuntura è sicuramente la crisi demografica, agli inizi del ‘700, a cui va incontro tutto il territorio montano tanto da doversi drasticamente ridurre il numero dei Consiglieri ed essere integrato da componenti di altri ceti sociali quali gli artigiani ed i contadini possidenti.

Diverse ed importanti variazioni urbanistiche cambieranno il volto del paese : la piazza del Risorgimento assumerà importanza sempre maggiore per il progressivo spostamento del centro amministrativo ed economico dal settore più antico, Piazza Umberto 1°, all’attuale. Ciò comporterà l’avanzamento, nel 1836, dell’antica porta S. Giacomo a chiudere il semicerchio della piazza, l’abbattimento del convento interno dei monaci di S. Vincenzo ed Anastasio con l’annessa chiesa ( 1807 – 1836) edificate nello spazio retrostante il Municipio e la definitiva demolizione della porta Marrubbione sita a fianco del campanile di S. Agostino.

La chiesa officiata dagli agostiniani sin dalle origini è dedicata anche al patrono della città Antonio Migliorati (1355 – 1450); dal lato sud della piazza si diparte vie Indipendenza che attraversando il centro storico si congiunge idealmente all’altra chiesa di S. Francesco appartenuta ai Minori conventuali e di cui una lapide ne attesta la riedificazione nel 1313.
Nel giugno del 1798 la popolazione amandolese entra bruscamente in contatto con l’esercito francese d’invasione in occasione dello sfortunato tentativo di resistenza civile presso la frazione Rustici, lungo la via per Sarnano.

La resistenza, fallita, si conclude con la fucilazione di 11 contadini e la rappresaglia, che si protrae per tre giorni e si conclude con il triste episodio della profanazione della tomba del Beato Antonio.
Nella seconda metà dell’ottocento inoltre si procede all’apertura delle strade per Ascoli ( 1862), per Servigliano ( 1869) e verso la montagna (1882) e solo agli inizi del novecento verrà costruita la ferrovia Amandola-Porto S. Giorgio.

Nell’ultimo conflitto bellico questo territorio sarà teatro di aspre scaramucce fra i nuclei di resistenza partigiana e l’esercito tedesco.

La ricostruzione del dopoguerra vede la crisi delle forme tradizionali di attività produttive con progressivo impoverimento della popolazione e conseguente flusso migratorio verso le aree ad incipiente industrializzazione.
A poca distanza dall’abitato sorge la chiesa di S Maria a pié d’Agello ed a 7 Km l’abazia dei Ss Ruffino e Vitale.