CENNI STORICI

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COMUNANZA

Reperti di epoca romana, resti di ville rustiche, cisterne sono state recentemente portate alla luce in zona Terme (a circa un chilometro dall’abitato). La nascita del Comune (1324), voluta e sostenuta da Ascoli dopo la definitiva distruzione della vicina rocca di Montepassillo (1521), conferma la notevole importanza strategica che la cittadina picena annetteva a quella comunanza di fuorusciti ascolani.


Monte Passillo, o quel che ne resta, era situato poco a nord di Comunanza, posto però a difesa dei confini montani del territorio ascolano, nell’alta valle del Tenna e dell’Aso, costituiva un posto di osservazione privilegiato nei riguardi di Fermo, altro importante caposaldo politico- amministrativo del Piceno, ed era possesso della famiglia Nobili, di ascendenze ascolane, che aveva estesi possedimenti in zona fra cui: Montefortino, Montefalcone e Smerillo e per questo, spesso al centro di conflitti per le mire espansionistiche dei Comuni circostanti, fra cui Amandola.

Il primitivo nucleo cittadino è rappresentato dal piccolo agglomerato, stretto alla base della collina e l’ansa del fiume Aso in posizione ben protetta, lasciando al solo ponte l’unica via di accesso all’abitato.


In questa parte (vecchia) la chiesa di S Caterina con la torre poi trasformata in campanile, la chiesa di S Francesco, che presenta tutte le caratteristiche di una fortificazione militare e, poco distante, sullo stesso lato la chiesa settecentesca di S Anna, completata dal portico esterno. Lungo gli stretti vicoli iscrizioni, arcate e finestrine ci riportano nel pieno medioevo provocando così una netta contrapposizione col nuovo abitato, attraversato dal tracciato della provinciale, che si sviluppa lungo il lato sinistro dell’Aso in cui negozi, luoghi di ritrovo, moderne piazze ci indicano la vocazione commerciale del paese.


Poco distante dal paese lungo la direttrice per Pedaso, l’antica chiesa di S Maria de Terme o meglio, negli antichi documenti del 967, S Marie Interamnes (località sita fra fiumi) facente parte dei possedimenti ascritti all’Imperiale abbazia di Farfa.

La cittadina diede i natali ad una delle famiglie di artisti che questo territorio abbia potuto esprimere, i Ghezzi che, trasferitisi a Roma ed entrati a far parte dell’Accademia dei Pittori di S. Luca, intrapresero una fortunata carriera artistica a cavallo fra due secoli il XVII e XVIII e di cui lasciano tracce nella chiesa di S Caterina con le tele raffiguranti S Liborio e i Ss Giovanni Battista e Giuliana di mano di Giuseppe mentre la Madonna di Loreto è opera insieme del figlio Pier Leone e di Antonio Amorosi, amico ed entrambi discepoli di Giuseppe.Il territorio a monte più aspro e boscoso è costellato da piccole frazioni costituite da vecchi incasati in pietra con piccole chiese rurali decorate con mano artigiana da girovaghi che esportavano quella religiosità popolare ancora molto sentita dalle popolazioni montane.

Ancora più a monte l’invaso artificiale di Gerosa che con i suoi 12.000.000 m3 di acqua oltre a costituire un enorme serbatoio per l’irrigazione delle colture lungo la valle dell’Aso, costituisce un’attrattiva turistica.