CENNI STORICI

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FORCE

Situato su un’altura a 689 m slm deve la sua nascita e forse anche il suo nome (Force, forca, stretto passaggio di monte fra cime acute) dalla posizione strategica che assume a guardia del collegamento fra le valli del Tesino e dell’Aso.

Dapprima possedimento farfense, il monastero di S Salvatore in Aso era considerato fra i più importanti cenobi del territorio, aspira a costituirsi libero Comune sin dal 1239 ma deve sottostare alla sfera d’influenza politico-amministrativa del Comune di Ascoli, nonostante gli fosse stata concessa sin dal 1290 la facoltà di eleggere un proprio podestà.
Nel 1571 Pio V nel quadro della riforma religiosa scaturita dal Concilio di Trento, si orienta verso l’abrogazione della Abbatiae nullius Diocesis farfense sostituendola con la Diocesi di Ripatransone di cui anche Force quindi entra a farne parte ma è con il 1586 che Sisto V, elevando a rango di città e di sede vescovile la sua patria, Montalto Marche, include Force in una delle tre zone in cui viene diviso il Presidiato, la zona della montagna insieme a Montelparo, S Vittoria, Montefortino e Montemonaco. Nel 1804 Pio VII la eleva al rango di città.

La testimonianza più evidente dell’aspetto tutto medievale del borgo, arroccato sul colle, è la porta–torre del XIV sec. A guardia dell’ingresso nord del paese sulla strada che congiungeva la valle dell’Aso ad Ascoli.
Poco distante la chiesa di S Francesco, ricostruita nel 1882 su progetto del Sacconi e di cui rimane dell’originaria costruzione la torre campanaria ed i leoni stilofori all’ingresso.

Sulla piazza, irregolare, si affacciano il settecentesco palazzo comunale col portico e la torre civica e la cinquecentesca Collegiata di S Paolo, farfense, con abside romanica e sul fianco sinistro un elegante portico coevo con loggia sovrastante tamponata. 
Nella sagrestia si conservano delle tavole di Simone de Magistris.

All’azione di stimolo non solo culturale ma soprattutto economica dei monaci si deve il notevole sviluppo artigianale, in particolare della lavorazione del rame che ha caratterizzato nel corso dei secoli la produzione artistica di questo luogo e di cui ancora i pochi artigiani sparsi nel centro storico ne portano avanti i segreti.
La chiesa di S Taddeo conteneva il Crocifisso con tunica e corona, ora nella Parrocchiale, venerato quale santo titolare, databile fra XI e metà del XII sec.

Eclettico potrebbe invece definirsi lo stile del Villino Verrucci dal nome dell’architetto che lo ha progettato (1874 – 1945) e di cui si riconoscono i legami col mondo islamico avendo quest’ultimo operato per diverso tempo in Egitto.