CENNI STORICI

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MONTEFORTINO

Il territorio dell’attuale comune di Montefortino nell’età augustea (29 a.C. – 14 d.C.) viene centuriato e i terreni assegnati ai soldati romani come premio di fine carriera. Questo evento testimonia la romanizzazione dell’alta valle del fiume Tenna, allora denominato “Tinna”.

Durante il dominio dei Longobardi (VI-VIII secolo), sorge la primitiva cellula della Pieve di S. Angelo in Montespino, ampliata intorno all’anno Mille e considerata il sito cultuale più antico e significativo della Diocesi di Fermo. La presenza nella cripta di colonne provenienti da tempietti romani, mostra la sua notevole valenza storica e devozionale.
Agli inizi del secondo millennio nasce il primo nucleo del Santuario della Madonna dell’Ambro con la cappella dedicata a S. Maria in Amaro; il luogo di devozione attuale prende forma agli inizi del Seicento su progetto dell’architetto della S. Casa di Loreto, Ventura Venturi.

L’agglomerato urbano sorge nel secolo XII intorno ad una fortezza di proprietà dei Signori di Montepasillo, feudatari residenti nei pressi dell’attuale paese di Comunanza; è ubicato su un colle posto sulla riva destra del corridoio fluviale del Tenna.
Il Comune assume la piena autonomia nel tardo '200 con il privilegio di elezione del Podestà assegnato dalla Santa Sede. L’attività prevalente entro la cinta muraria è la lavorazione della lana, in relazione al gran numero di ovini che si nutrono nei pascoli montani. Nel XV secolo somme consistenti del capitale urbano vengono investite in agricoltura; nel contado si edificano le case-torri, avamposti del popolamento sparso nelle campagne, luogo di controllo delle proprietà.

La prima chiesa del borgo medievale, S. Maria del Girone, viene costruita alla sommità del colle; subisce poi un ampliamento nel Cinquecento e una nuova dedicazione a S. Francesco. Accanto alla Chiesa si innalza la “Fortezza del Girone”, demolita poi dagli stessi fortinesi nel 1444.

Nel secolo XVI viene eretto l’imponente Palazzo residenza dei conti Leopardi, giuristi al servizio della Santa Sede, da loro abitato sino al Settecento. Vi sono collocati la prestigiosa Pinacoteca “Fortunato Duranti”, il Museo d’arte sacra e la Mostra dell’avifauna dei Sibillini. L’edificio, costruito in mattoni, con pregevoli rifiniture in travertino, si evidenzia per la monumentalità della facciata in stile rinascimentale. A piano terra emerge il portale bugnato in travertino con il viso scolpito di un fauno inserito nella chiave.

Ortogonalmente a Palazzo Leopardi si staglia l’originale “Casa delle colonne”, ideata dall’artista e collezionista Fortunato Duranti (1787-1863), caratterizzata da un protiro dalle forme neoclassiche con colonne in blocchi di “pietra spugna”.
Nel 1860, al centro dell’incasato si edifica la Chiesa parrocchiale dedicata al santo patrono, Michele Arcangelo, su disegno dell’architetto fermano Gian Battista Carducci; presenta una facciata slanciata che si chiude con il classico frontone.

Oggi il borgo fortificato appare come un’unica costruzione omogenea adagiata su gradoni semicircolari, un complesso architettonico di forma conica; alla sommità si stagliano le chiese dei francescani e degli agostiniani, con i loro campanili svettanti, che testimoniano la loro antica presenza. Il perimetro del borgo appare segnato da porzioni di mura castellane innalzate con pietre di fiume; su di esse permangono tre porte d’ingresso.
Il paesaggio circostante è dominato da rilievi collinari boscosi e dall’aspro massiccio calcareo dei monti Sibillini allineati: uno scenario primordiale e fuori dal tempo.