CENNI STORICI

IT - SIBILLINIAPERTI - CENNI STORICI
MONTEMONACO

"Monacus illam fundavit" In questa frase tratta dagli Statuti Comunali di Montemonaco sono racchiuse le origini del borgo.
I primi anni di vita del paese sono animati dagli intrecci dei poteri politici del Vescovo di Fermo, dei Priori delle Pievi di S.Angelo in Montespino (presso Montefortino) e S.Donato (presso Amandola) e dagli interessi di alcune famiglie nobili della zona.
Le chiese con i loro possedimenti presenti sul territorio sono infatti controllate direttamente dalla Abbazia di S.Vittoria in Matenano (sede vicaria per il Piceno dell' Abbazia di Farfa) o della Pieve di S. Angelo in Montespino. La tradizione vuole che il primitivo nucleo di Montemonaco sia sorto attorno ad un monastero di monaci benedettini posto sul punto più alto del colle attuale, su  cui successivamente si espande il borgo circondato da mura, di cui ancor oggi se ne vedono i resti, su cui si aprivano le tre porte di accesso: S. Biagio, S. Giorgio e S. Lorenzo che delimitavano gli omonimi quartieri a cui si aggiungeva l'agglomerato di S.Maria.


Montemonaco é annoverato fra le città  appartenenti sin dall' inizio al Presidiato Farfense e viene nominato in un catasto dei possedimenti della celebre abbazia redatto alla fine del '900. Al giuspatronato dei monaci infatti sono legate le prime norme statutarie fondanti il Comune che poi si perpetueranno anche negli Statuti del 1547.
Ma già  ai primi anni del XII sec. la potestà  del paese era stata trasferita sotto la giurisdizione pontificia e nel XIII sec.

Montemonaco si era costituito libero Comune. I secoli successivi videro l'ampliarsi dei territori comunali con l'acquisto di terreni  e castelli circostanti sotto il benevolo controllo del vescovo di Fermo e nonostante le discordie con le famiglie nobili locali che vedevano perdere progressivamente il loro potere. Piccole scaramucce con i paesi confinanti, particolarmente con la vicina Norcia, facevano parte del "normale" assestamento politico-amministrativo che ritroviamo anche nel percorso di tanti piccoli comuni del territorio  sino alla stabilità del XVII sec sotto lo Stato della Chiesa. Il centro abitato in tufo é disposto secondo l'orografia del sito con case a schiera e strade che seguono il saliscendi del terreno. Al centro il palazzo comunale (1546-49) e la torre civica mentre nella sommità del paese le chiese di S Benedetto e di S Biagio, incorporata, con portale del 1546. Il sempre maggior carico tributario imposto dalla Chiesa determina una stagnazione dell'economia locale sino ad allora sostenuta dai fiorenti allevamenti e dalle attività ad essi collegate.

La religiosità  popolare di questi territori é visibile nelle molte chiese romaniche: lungo il tracciato verso Comunanza, la chiesa di S Giorgio all'Isola, nella frazione di Vallegrascia, dipendente dalla Diocesi di Fermo dalla fine del XVI secolo viene unita alla Diocesi di Montalto da Papa Sisto V; siamo nel pieno della crisi economica di fine secolo con un chiesa di S. Lorenzo "ad tres rivos" del XI secolo, nella frazione di Tofe, la chiesa di S Maria in Casalicchio del XIV secolo in cui, ogni anno, le rappresentanze comunali di Monteprandone ed Acquaviva si recavano per sancire la pace fortemente voluta da S Giacomo della Marca nel 1450.