CENNI STORICI

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SANTA VITTORIA IN MATENANO

Il trasferimento delle reliquie della martire sabina Santa Vittoria sul colle Matenano nel 934 dopo le vicissitudini dell’abazia madre di Farfa, saccheggiata durante le incursioni saracene del Tirreno, conclude quella ricerca tanto agognata dall’abate Pietro (898) di una nuova culla della religione benedettina, lontana ma soprattutto al sicuro dall’avidità degli uomini, fondando in questi territori, già farfensi, della valle del fiume Aso, un nuovo complesso monastico e dando luogo alla nascita del libero comune fin dal XIII sec.
Il culmine del potere giuridico-amministrativo farfense si ha con la costituzione del Presidiato nel 1357 raggiungendo così una notevole espansione territoriale e con essa una floridezza economica estesa su tutto il territorio Piceno; uno dei primi contratti di mezzadria risalente al 1201 fa parte del corpus legislativo di questi monaci.

Di pari passo allo sviluppo economico si affianca la notevole produzione culturale proveniente dai diversi scriptoria che i farfensi avevano fondato e di cui si conserva uno dei primi scritti in volgare (Ritmo di S Alessio) e quella artistica di cui il fautore è il monaco Marino Angeli e della scuola che da lui ha avuto inizio, la cui produzione è visibile nell’Oratorio degli Innocenti affrescato con immagini dei santi ed episodi del Nuovo Testamento (Annunciazione, Strage degli Innocenti, Dormitio Virginis, Crocefissione).

Già nel XII sec. con la vittoria della Chiesa sul potere temporale dell’Impero l’abazia perde le sue prerogative per essere assoggettata al papato ma è nel 1586 che S Vittoria perde definitivamente il suo primato entrando nell’ambito di Montalto Marche, creata da papa Sisto V, quale sua città natale, capitale della diocesi .
Il centro abitato era posto al culmine del colle Matenano , difeso a sud da una barriera naturale e su cui spiccano le cortine murarie della chiesa della Resurrezione al cui interno è posto appunto l’Oratorio farfense ( seconda metà del XV sec.) e dalla settecentesca Collegiata posta più in basso e realizzata nel decennio fra il 1783 e il ’93 su progetto di Pietro Augustoni da Come e direzione di Domenico Fontana..

Lo sviluppo urbano del paese si attua intorno ai primi decenni del ‘200 ( 1223 – 1240) con l’inurbamento della popolazione e la costruzione della cinta muraria secondo precise direttive impartite dagli stessi monaci.
Due gli accessi : la porta di S Ippolito a sud e di S Salvatore a nord e, fra queste, l’asse viario principale su cui si affacciano tutti i monumenti architettonici: il monastero delle Benedettine, alcuni palazzi signorili

Altra via principale, il corso Matteotti , termina con la porta- torre trecentesca dell’abate Oderisio mentre lungo il percorso il palazzo Melis (1530) e dei Della Torre infine la chiesa con l’annesso convento degli Agostiniani, sede del municipio, completamente ricostruito nel settecento.

Nei dintorni, il convento dei Cappuccini e la chiesa di S Maria degli Angeli nelle cui vicinanze, secondo la tradizione, una fonte denominata del Latte assume poteri taumaturgici in quanto scaturita durante il trasporto delle reliquie della santa sabina al colle Matenano.
In località Ponte Maglio uno degli antichi mulini utilizzato per la lavorazione del rame, fiorente in questa zona.

 

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