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AMANDOLA - CHIESA DI S. MARIA DELLA MISERICORDIA A PIE D'AGELLO

La chiesa di Santa Maria alle falde del colle Agello ha, nella dedicazione alla Madonna della Misericordia o del Soccorso, il motivo della costruzione e dei numerosi e ripetuti lasciti testamentari per il suo mantenimento: la protezione contro la peste.


Notizie catastali si rilevano fin dal 1403, anche se risultava già “noviter aedificata” nell' anno 1420 come confermato da alcuni legati riportati in atti notarili del 1422 - 25. Nel 1437 si aggiungeva il loggiato esterno mentre ulteriori riadattamenti si eseguivano nel 1570, come annotato sull'architrave delle finestre laterali; nel 1617 si procedeva con l'allungamento del corpo e nel 1623 con la sopraelevazione dell'edificio.

Probabilmente nel corso di questi restauri, sostenuti dalla confraternita del Ss Rosario, che dal 1500 ne amministrava il patrimonio, venne ricoperta la pellicola pittorica che si sviluppava lungo le pareti e posto il quadro della Madonna del Rosario, opera del Bagnoli (1626), lo stesso che aveva affrescato la facciata dell'Oratorio del Ss Rosario in S. Francesco, sul fondo dell'abside, in modo da ricoprire completamente l'affresco della Dormitio Virginis.

Nel 1801 le condizioni strutturali dell'edificio erano talmente compromesse da convincere la Confraternita a destinare i materiali di una eventuale demolizione alla nascente Collegiata, ma in seguito al distacco fortuito dell'intonaco, nel 1814, riemerse alla luce il transito della Vergine e ciò suggerì un restauro della struttura, eseguito nel 1820; il risanamento completo degli affreschi e la riscoperta di altri sotto gli strati di calce è invece opera relativamente recente (1973).

Il panorama pittorico della chiesa aderisce perfettamente al motivo cardine della fondazione: la protezione dei fedeli contro le avversità. In effetti motivazioni votive si notano nelle diverse figurazioni di santi che affollano le pareti del santuario, esperienze artistiche provinciali eseguite da mestieranti attenti più a stupire che a sviluppare concetti, tanto da scivolare spesso in un espressionismo esagerato, quasi grottesco, intrisi da una sensibilità ancora tardogotica che si manifesta con l'impianto frontale delle figure, con l'uso di schemi iconografici già collaudati, con l'indugiare in racconti, pur trattandosi di maestranze umbro-marchigiane operanti nella seconda metà del ‘400.

Mano e datazione diversa è invece quella che ha raffigurato alcune immagini devozionali lungo la parete esterna, a lato della porta d'ingresso. Nel volto della Santa , a destra dell'entrata, si ravvisano le stesse caratteristiche della S. Lucia in S. Agostino di Norcia, eseguita da Giovanni Sparapane intorno agli anni 1460-66, così pure stilemi simili, definiscono la Madonna con in braccio il Bambino, subito accanto alla prima, in parte distrutta dall'apertura del portale d'ingresso (Antonelli, 1999).


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