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AMANDOLA - TEATRO LA FENICE

Dei centoventi teatri censiti nelle Marche nel 1861, ne restano più di settanta a testimoniare la passione per la musica e per le rappresentazioni sceniche che fra ‘700 e ‘800 ha animato le città picene.


Anche ad Amandola, si avvertì la necessità di disporre di una sala da spettacoli e in mancanza di un edificio adeguato, si sfruttò l’ambiente più vasto disponibile: l’attuale teatro occupa infatti l’interno di quello che fu in altri tempi il trecentesco Palazzo Pretoriale, il cui salone maggiore fu utilizzato per recite di commedie fin dal 1584. E’ confermato da documenti di archivio che nel 1698 lo stesso salone disponeva di strutture sceniche stabili e che nel 1731 venne dotato di tre ordini di palchetti. Fra il 1811 e il 1813, abbassato il pavimento del vecchio salone, il teatro fu completamente rifatto dall’architetto F. Vermigli, su incarico della società condominiale che aveva preso il posto della precedente Società filodrammatica e ottenuto la proprietà del Palazzo Pretoriale.

Nel 1819, infine su disegno di Antonio Cecchi, fu aggiunto il corpo di fabbrica che comprende l’atrio e il sovrastante ridotto, esecutore dei lavori il capomastro G. Marchi. Ulteriori modifiche si ebbero nel 1922 con l’aggiunta di sei nuovi palchi di proscenio e il completo rinnovo di tutte le decorazioni della sala: le stesse tuttora esistenti che, dopo un attento e minuzioso intervento di restauro, hanno recuperato la loro delicata e armoniosa bellezza.

Decisamente modesta e priva di elementi decorativi degni di nota è la facciata, progettata dal Cecchi, mentre meritevole di attenzione è l’elegante sala degli spettacoli, con pianta ellittica e tre ordini di palchi, sovrastati da un loggione a galleria con nove aperture a lunetta dotate di ringhiera a piastrini su cui si impongono le unghiature radiali che delimitano la volta.

La ricca ornamentazione in cartapesta e stucco che riveste i larghi pilastri divisori e le balaustre bombate dei palchi, presenta candeliere, fasce e motivi floreali costituenti una libera contaminazione tra neoclassico e liberty, non diversamente dalla volta, dipinta da Vincenzo Pascucci con raffinati scomparti a monocromo, abbelliti da medaglioni, putti, festoni, girali e, verso il proscenio, dalle figure allegoriche della Commedia e della Musica ai lati dello stemma di Amandola, dominato dalla scritta “Castigat ridendo mores”.



Al centro della volta campeggia invece un grande ovale variopinto con l’immagine femminile della Musica sovrastata dal Genio e preceduta da amorini svolazzanti. Utilizzato nel 1944 come alloggio per le truppe e successivamente come cinematografo, il teatro nonostante i piccoli lavori di consolidamento eseguiti tra il 1964 e il 1968 è gradualmente caduto in uno stato di completo abbandono. Solo nel 1991 sono iniziate le lunghe e difficili opere per il suo recupero che si sono concluse recentemente. Grazie ad esse oggi il teatro, vivo ed efficiente, è diventato il fulcro delle attività culturali del paese.



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